Elena Strada
fondo mostre
CLAUDIO RIZZI

I quadri anche nelle tonalità scure, accendono luci balenanti e riverberi di fondo.
Elena Strada è chiara, nello sguardo, nel modo, persino nel tentativo di ripararsi in un angolo.
Timida, la riservatezza come porto di riparo, un sorriso prima del disagio di un rossore, vorrebbe evadere dalla situazione e pare allungarsi in punta di piedi, come sfilarsi dal contingente e conquistare altre vette di isolamento.
Intorno a lei tutto dichiara certezza, la casa, l’arredo, il gatto di quiete. Tutto confortante come baluardo invalicabile. Tale e tanto da indurre a uscire per trovare incontro e confronto, conoscere il mondo e sapere che il nido è più caldo.
Ma la fragilità è apparenza estetica più che dato di personalità. Nell’ironia detiene un’arma affilata per la difesa e, se occorre, per ribaltare il fronte. Raffinata, cordiale, capace di divenire ancora ppiù disarmante quando, rinunciando al contrattacco,  previene e impedisce la mossa successiva. Poi sfodera il sorriso spontaneo che indica serenità autentica, di motivata soddisfazione nel non patire gravi ostacoli e nella consapevolezza della felicità come ideale.
Afferma la presenza costanza di figure nei quadri eppure risulta difficile riconoscerle nel labirinto di segni, velature e piani sovrapposti.
 E’ probabile sia questo il suo modo per raccontare a se stessa senza confessare al lettore.
 Tuttavia l’osservatore entra nel dipinto e si orienta agevolmente, interpreta in libertà e prova la sensazione di confidenza, di padronanza del territorio, di benessere.
Elena Strada anima suggestioni, non solo nei fan che le testimoniano ardimento benché arginati dalla sua ritrosia, ma tra i cultori d’arte che tributano al suo lavoro contenuti di merito nello spazio poetico e nei tratti di personalità. Che lei lo sappia o no, chissà. Risponde con un sorriso, una battuta e mentre i capelli volano in altra direzione lei se ne come un giunco nel vento e l’argomento volta pagina. Oltre il gioco divertente nella misura e nell’equilibrio, rimane la percezione di grande maturità, nel tono e negli esiti di lavoro. Una tensione continua di coerenza e di forza coniugata sempre alla raffinatezza della sensazione, palpabile, nitida e mai invadente.
Giocasse a mosca cieca non si lascerebbe prendere, sinuosa e fluttuante nei rapidi movimenti.
La pittura in analogia, danza suscitando evocazioni atmosfera, non innesca ossessioni né si lascia domare ma detta il ritmo, quindi il passo. Un quadro padrone di sé e del territorio circostante. Come lei nonostante l’apparente esilità.
Gioca anche nella provincialità. Relegata nell’eremo di Saronno parrebbe in clausura ma non patisce i grandi palcoscenici e le arene lontane. Percorre la ribalta d’arte con estrema naturalezza, con forte senso di collegialità, non vive la concorrenza ma sente la condivisione di uno spazio comune nei valori e negli ideali.
 Retaggio evidente dell’educazione e dei giorni dell’Accademia, là dove la convivenza quotidiana ancora non risentiva dei gomiti della vita. n pubblico parla il dipinto. Il privato è nell’indole.
Le pagine intime appartengono alla lettura della sera, alla luna tra vetrate e ombre del giardino, ai riverberi del silenzio nella musica degli affetti. Alla luce del giorno corrisponde il ritmo del quotidiano.
Allora dipinge l’orizzonte e con un tratto incide lo sfarzo del sole.  

(Presentazione del catalogo “Luci della ribalta”  2009)