Elena Strada
fondo mostre
LORELLA GIUDICI


Tra gli elementi che compongono il lavoro di Elena Strada quello che indubbiamente primeggia e immediatamente colpisce è il colore. Un colore che si rivela incline ad assumere mille sfumature, mille travestimenti, diverse consistenze: leggero e impalpabile come la polvere, velato e soffice come la nebbia, trasparente e puro come l’acqua, buio e cupo come la notte.
E’una materia asciutta, disidratata, da affresco, capace di toccare luminosità acute e abbaglianti, così come oscurità profonde e abissali. E’un mondo che vive di emozioni, di trasalimenti, che sa essere narrativo quanto basta, ma mai ostentato o arrendevole; che ha fascino e magia, ma soprattutto mistero e incanto. Queste tele sono sismografi di un animo sensibile e ricettivo, sono superfici cariche di umori contrastati, sono cellule che custodiscono intimi e arcani segreti.
E, accanto al colore, il segno: pennellate indomite e irrequiete, si adoperano nel vano tentativo di scalfire quella membrana che ricopre (o protegge?) ciò che sta al di là dello sguardo, oltre quell’informe e cangiante cortina di tinte. Sfilacciate ragnatele che, tra guizzi e affondi, si accorpano in intricate matasse, in nuclei di energia faticosamente trattenuta

(Presentazione del catalogo “Elena Strada. Nel segno del colore”,  Senago 2004)